Nebuleo e tenebro il vespro fu pei nostri arcier magistri,
vincer disiavano a tutto spiano,
ma trafitti furon da turbinii sinistri.
Ardimentosa e tarral fu la scesa in campo,
che pur le flave sfere lanciar veniano come furor di lampo,
finché lo iudex maximo, dalla pulcherrima corona,
principio non diede alla pugna mascalzona.
Animo e committo segno’ le grandi gesta
ma nessun ludico homo poté celebrar la grande festa.
Tension corporea solco’ animi vegliardi,
che steril sembraron i nostri longobardi:
Iracondi furon, e mai goliardi!
Passo non cedette però alcun guerriero
che l’indoman torno’ad esser più fiero,
di sacra regola mai scritta:
che il Meneghin non saprà mai cos’è sconfitta!