MI3 Volley U16 Rossa – Santa Rita Volley: 3-2 (16-25, 25-23, 22-25, 25-21, 15-13)
In palestra a Basiglio ieri è andata in scena una di quelle partite da ricordare, dove il risultato finale conta forse meno del percorso fatto per arrivarci. Due ore e mezzo di altalena emotiva contro un Santa Rita reduce dalla vittoria proprio contro quel Carpiano che la settimana scorsa ci ha sconfitti senza appello. Alla fine il 3-2 dice poco: bisogna raccontare come ci siamo arrivati.
*Primo set: la matematica del distacco*
L’inizio non promette bene. Qualche incomprensione di troppo, movimenti non sincronizzati, quel ritmo che proprio non si trova. Il Santa Rita non è la “Invincible Armada”, ma è ordinata, costante, e soprattutto non regala nulla. Noi invece sì e gli errori gratuiti iniziano presto a pesare nell’economia del primo set.
Sul 5-10 è già evidente che serve una scossa. Elisa tiene a galla la ricezione con solidità, ma nonostante questo la progressione del punteggio è quasi matematica: 6-12, 7-14. Vittoria, la nostra capitana, prende in mano la battuta e l’artiglieria pesante sembra finalmente iniziare ad andare a segno: un buon turno ci riporta sotto di due, un ace rimette il set in carreggiata. Per un attimo sembra possibile.
Ma il Santa Rita allunga ancora e noi scivoliamo inesorabilmente: -4, -5, -6, -7, -8… Il primo set se ne va 16-25, e con lui un bel po’ di certezze.
*Secondo set: miracolo a Basiglio*
Si riparte e la situazione non migliora. 4-7, poi 7-11. L’artiglieria pesante che aveva dato segni di vita perde presto di efficacia. A -6 (9-15) nella palestra inizia a fare freddino, anzi… molto freddo. Si vivacchia solo grazie a qualche errore non forzato delle avversarie.
Sotto di sette punti, panchina e tribuna provano a scaldare l’ambiente. Lena trova un buon turno in battuta, il distacco si riduce a -4. Sul 14-19 Emma va al servizio e qualcosa inizia a girare. Come una settimana fa a Carpiano, ci si rende conto che il Santa Rita non è poi così irresistibile: è più ordinato, più costante, ma alla fine sono comunque in sei, proprio come le nostre ragazze.
Le avversarie sono avanti 22-19. Tre punti sembrano un divario incolmabile in un momento così, ma Giada va in battuta e piazza un parziale che vale oro. Un punto, poi un altro, poi l’aggancio. È un piccolo miracolo sportivo, di quelli che si costruiscono con la grinta più che con la tecnica.
Doppio set point. Le ragazze lo portano a casa dopo uno scambio in-ter-mi-na-bi-le, uno di quelli che sembrano tratti dal celebre cartone animato “Mila e Shiro” con la palla che danza all’infinito sopra la rete. Il secondo set è nostro 25-23 e, con il parziale in cassaforte, si riaccende la fiamma dell’autostima.
*Terzo set: quando manca quel “qualcosa”*
Si ricomincia con più consapevolezza. Fino al 5-5 si gioca punto a punto, con la paura di sbagliare che sembra prendere il sopravvento da entrambe le parti.
Sul 7-9 Emma va in battuta e piazza tre ace di fila che le fanno fare pace con il servizio fino a quel momento un po’ sottotono per i suoi standard e che riportano il set sui giusti binari. Avanti 11-9, poi 14-12. Ora servirebbe mettere la freccia e andare via, ma si arriva sul 15-15 e coach Marco chiama timeout per mettere ordine.
La sensazione è che manchi giusto un “qualcosa” per far girare definitivamente la partita dalla nostra parte. Nella fase centrale del set si lotta e si soffre: sotto di due, Coach Marco chiama un altro timeout. Ma poi si scivola nuovamente: -3, -4…
Emma prova a recuperare il set per i capelli con un altro solido turno di battuta, riportando le ragazze sul 22-23. Ma non basta. E il terzo set va in archivio 22-25.
*Quarto set: l’arte di soffrire*
Sotto di un set, si riparte punto a punto. Quel “qualcosa” che ancora manca continua a non trovarsi. Avanti di tre, poi per la serie “l’arte di complicarsi la vita”, si torna 9-9.
Vittoria va in battuta. La capitana prova a suonare la carica e le ragazze rispondono “presente”. Un errore di formazione e uno in ricezione ci riportano però sotto. Sul 17-17 sembra di essere in un loop infinito.
Si torna avanti. Giada trova un buon turno in battuta, andiamo su di tre e lì restiamo. Un regalo inatteso su errore di formazione delle avversarie porta il vantaggio a +5. Vittoria ha il set point dopo tre battute, ma bisogna aspettare e soffrire ancora un po’.
Il Santa Rita, complice un nastro galeotto, si rifà sotto. La tensione è palpabile, le famiglie in tribuna e le compagne in panchina battono le mani a ritmo per spingere le ragazze in campo. Alla fine, con un bel filotto che libera urla di gioia da ogni angolo della palestra, portiamo a casa il quarto set 25-21. Si va al quinto.
*Quinto set: ignorare la logica (e vincere)*
Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice. Due missili terra-aria di Vittoria aprono bene il parziale. Sul 3-3 però si torna in equilibrio.
Poi andiamo sotto di due, l’aria si fa tesa. In un attimo siamo sotto di tre. Emma piazza una super schiacciata ma il distacco resta ostinatamente ampio: -3, -4, -5, -4, -5, -4.
L’inerzia della partita è tutta a favore delle avversarie, la logica dice che, a questo punto, è davvero difficile, se non impossibile, prendersi il set (e la partita). Ma come per il paradosso del calabrone – che secondo le leggi della fisica non dovrebbe poter volare per via del rapporto tra peso corporeo e superficie alare, eppure vola lo stesso perché nessuno glielo ha spiegato – anche le nostre ragazze decidono di non ascoltare la logica e in un attimo ci troviamo a -1.
È uno di quei momenti in cui, in un film, sentiresti echeggiare forte il battito del cuore. Si va nuovamente sotto di 2, sul 11-13. Il tie-break è maledettamente corto, ma ora lo sembra ancora di più. Mancano solo due punti alle avversarie per chiudere la partita. Si torna sotto di un solo punto e la tensione sale alle stelle. I bookmakers che fino a pochi minuti prima avevano chiuso i botteghini dando ormai per scontato il risultato, riaprono in tutta fretta le scommesse. In tribuna e in panchina si comincia a respirare, le voci si alzano, il tifo si fa più convinto.
Vittoria alla battuta. ACE! Poi punto, e ancora punto. Un nome, quello della nostra numero 38, che mai come in quel momento suona come una dichiarazione d’intenti. Le avversarie chiamano timeout sul match point per cercare di rompere la concentrazione della nostra capitana al servizio, ma ormai niente può fermare le nostre ragazze. 15-13! Il set e, di conseguenza, la partita sono nostri! Quante emozioni!
Una partita al cardiopalmo. Grinta, testa e cuore. Talmente tanto cuore che per tutti i tifosi vale come “test cardiaco da sforzo” (passare in segreteria per il ritiro del certificato). Una vittoria che fa bene al morale e che continua a costruire quella consapevolezza necessaria: quando smetti di avere paura, quando capisci di valere quanto le avversarie, allora sì che puoi affrontare qualsiasi situazione. E vincere.
Un plauso particolare a *Coach De Riso*, che per tutta la partita ha saputo mantenere la lucidità nei momenti più difficili, gestendo il gruppo con equilibrio e trovando sempre le parole giuste per riportare ordine e fiducia quando serviva. I suoi timeout, mai casuali, sono risultati determinanti per cambiare l’inerzia dei set.
Promossa a pieni voti la *”Torcida rossoblu”* che ha raccolto alla grande l’appello per un tifo più caldo e partecipato. Ottimo lavoro: le ragazze in campo hanno sentito il vostro sostegno nei momenti più difficili, e questo ha fatto la differenza.
*MVP: Vittoria*, in campo dall’inizio alla fine con grinta e determinazione, ha tenuto alto il morale della squadra nei momenti più complicati. I suoi turni in battuta, sempre consistenti, sono culminati con il capolavoro finale che ha chiuso la partita nonostante il timeout tattico chiamato dalle avversarie sul match point. Davvero una buona prestazione a tutto tondo per la nostra capitana.
Come sempre, *Forza U16 Rossa, forza MI3 Volley!* 


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