OMF – MI3 Volley U16 Rossa: 3-1 (24-26, 25-23, 25-18, 25-19)
Quando il Titanic lasciò il porto di Southampton il 10 aprile 1912, nessuno immaginava che quella traversata sarebbe diventata sinonimo di disastro. La nave era inaffondabile, l’equipaggio esperto, i passeggeri entusiasti.
Ieri contro l’OMF abbiamo vissuto la nostra personale tragedia del Titanic.
Primo set: si salpa
La nave lascia il porto. Tutto è splendido, le nostre “signore” in prima classe sfoggiano abiti e gioielli da gran sera, l’orchestra suona, lo champagne scorre.
Vittoria va al servizio e il primo set parte in modo perfetto: tre ace di fila e altri preziosi punti costringono le avversarie a chiamare timeout sul 6-0. Si continua a macinare gioco, non è solo che l’OMF sbaglia: siamo noi che giochiamo bene, che attacchiamo con precisione e che, soprattutto, mettiamo pressione. Il vantaggio oscilla tra i 4 e i 5 punti per buona parte del set, poi si assottiglia fino al pareggio sul 16-16. Ma questa volta c’è la forza mentale per riprendere in mano il set. Sul 24-24, dopo aver sprecato tre set point, ci pensa ancora Vittoria al servizio a chiudere: 26-24.
Il mare è calmo, il cielo è limpido, New York è a pochi giorni di navigazione. In tribuna si respira ottimismo. Siamo inaffondabili.
Secondo set: i sei avvisi ignorati
La storia ricorda come la sera in cui affondò, il Titanic avesse ricevuto ben sei avvisi da altre navi che solcavano la stessa porzione di Atlantico e avevano avvistato pericolosi iceberg galleggiare in superficie. Nonostante ciò, continuò a viaggiare a piena velocità, ignorando gli avvertimenti.
E anche noi, convinti della nostra inaffondabilità, continuiamo a navigare come se nulla fosse. Ma i primi avvisi iniziano presto ad arrivare alla sala radio.
Si riparte. In un lampo ci ritroviamo sotto di 4. Gli errori si moltiplicano, nostri più che loro: primo avviso. Sotto di 5: secondo avviso. Il gioco si fa nervoso, le chiamate meno sicure: terzo avviso.
Ma in plancia non c’è preoccupazione: abbiamo appena dominato il primo set, siamo sul Titanic.
Poi Sofia trova un filotto che ci riporta in parità e in tribuna parte l’applauso. Vittoria al servizio porta il +4. Ecco, visto? Niente di cui preoccuparsi.
Quarto avviso: il vantaggio si erode. Quinto avviso: ci superano. Sesto avviso: sotto di 2. Coach Marco dalla plancia prova a dare ordini, mischia le carte con qualche cambio, ma la nave fatica a rispondere. Giada prova a recuperare al servizio, ma il set scivola via 23-25.
Sei avvisi, tutti ignorati. Ma siamo sul Titanic. Un set perso non significa nulla.
Terzo e quarto set: quando la nave non risponde più
Le vedette del Titanic, non provviste di binocoli, avvistarono l’iceberg quando ormai era troppo tardi. La nave non riuscì a virare in tempo e colpì di striscio la massa di ghiaccio. L’impatto aprì falle troppo grandi per poter essere contenute. L’equipaggio capì subito: la nave stava affondando.
La loro numero 20 schiaccia palloni impossibili. È alta, altissima, ma per fortuna non è costante. Anche perché già così fa male. Sotto 2-4, serve virare subito, ma quando vedi l’iceberg è già troppo tardi e in men che non si dica avviene l’impatto. Sul 10-14 le falle si aprono, l’acqua inizia a invadere la nave. La sofferenza è evidente sui volti delle ragazze, negli sguardi che si cercano dopo ogni errore.
Coach Marco dalla plancia prova disperatamente a dare ordini, a cambiare rotta. Chiama timeout, sistema la formazione, cerca di tenere lucida la squadra. Ma la nave non risponde più ai comandi. Dalla panchina le compagne caricano, dalla tribuna arriva un timido applauso quando un’insperata serie di regali avversari ci riporta sotto, sul 17-20.
Ma è solo un’illusione, un momento di respiro prima dell’inevitabile. L’orchestra continua a suonare mentre il Titanic affonda. E il terzo set se ne va 18-25.
Si preparano le scialuppe di salvataggio. Coach Marco, ancora lucido mentre tutto intorno affonda, striglia le ragazze, frustrato per aver visto sprecare così tanto. Si lanciano razzi di soccorso nella notte, ma ormai non c’è più nulla da fare.
Il quarto set è l’agonia finale. Due ace di Alice danno un sussulto di orgoglio, le compagne si stringono intorno a lei. Ma poi si sprofonda di nuovo: 10-16, poi il distacco arriva a -8, -9. La poppa inizia a sollevarsi dall’acqua.
Coach Marco continua a dare comandi dalla plancia, ma la nave non risponde più. Quel corpo che nel primo set si muoveva coordinato ora vaga senza guida, come passeggeri che cercano le scialuppe nella confusione. Dal -7 si risale a -5, ma ormai è “notte fonda”. La nave si inabissa. 19-25.
Musi lunghi sulle scialuppe di salvataggio. Le “naufraghe” guardano la poppa del Titanic sollevarsi verso il cielo, pochi istanti prima che sparisca per sempre nelle acque gelide dell’Atlantico.
C’è tanto su cui riflettere. E da cui, auspicabilmente, ripartire. Vedere sprecato in tre set quanto di buono costruito nel primo fa male, frustra. Ma queste ragazze hanno dimostrato, solo una settimana fa contro il Santa Rita, di saper combattere fino all’ultimo respiro. Quella forza esiste, ieri si è persa ma si può ritrovare.
Ed è forse proprio da qui che si deve ripartire: trovare un modo per essere più costanti nell’approccio mentale alle partite, dal primo all’ultimo punto.
Perché quando la testa si spegne, gambe e braccia non sanno più come muoversi e il corpo vaga senza guida, proprio come è successo oggi dopo il primo set.
Peccato, perché anche oggi non avevamo davanti uno squadrone. Ma ogni caduta può diventare lezione. Ogni Titanic che affonda insegna a navigare meglio: a rispettare gli avvisi, a rallentare quando serve, a non credersi inaffondabili.
E soprattutto, a tenere la testa sempre “accesa” e i binocoli sempre pronti.
La stagione è lunga. Ora tocca ricostruire e ripartire. Dando un’occhiata alla classifica, però, le cose si complicano non poco.
Siamo al quinto posto provvisorio, con il Santa Rita al sesto che ha ben due gare in meno. E inizia a preoccupare anche il “saldo” tra punti fatti e punti subiti, ora sceso in territorio negativo: 334 fatti, 344 subiti.
MVP: Coach Marco. L’unico rimasto lucido mentre tutto affondava intorno. Come il capitano sulla plancia del Titanic, ha continuato a dare ordini fino alla fine. Peccato che la nave non rispondesse più ai comandi.
Come sempre e oggi più che mai, Forza U16 Rossa, forza MI3 Volley! 


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